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  Puntura di Imenotteri  
 

In Italia gli insetti più frequentemente responsabili di manifestazioni allergiche gravi sono gli imenotteri pungitori ed in particolare l’ape (Apis mellifica), la vespa (Polistes spp), il giallone (Vespula spp) ed il calabrone (Vespa spp). Solo le femmine sono provviste di pungiglioni velenosi.

In caso di puntura d'imenottero

  1. Verificare la presenza del pungiglione e rimuoverlo evitando di spremere il sacco contenente il veleno
  2. non schiacciare l'estremità del pungiglione
  3. spingere il pungiglione lateralmente raschiandolo con un ago sterile sollevandolo e smuovendolo
  4. premere lateralmente nella zona di puntura, (tirare il pungiglione non è efficace, è dotato di uncini ben ancorati).

L'applicazione immediata di ghiaccio, avvolto un una stoffa, o liquido freddo è il primo provvedimento da adottare, serve ad alleviare subito il dolore, e ad ostacolare l'infiammazione (l'uso dell'ammoniaca come terapia non è scientificamente convalidato) è bene applicare subito una crema a base di idrocortisone oppure assumere un antistaminico orale, (le creme antistaminiche non sono utili e solitamente inducono dermatiti da contatto).
Se la puntura causa forte dolore va bene l'assunzione di un farmaco analgesico orale (paracetamolo per preferenza) utile contro il dolore.
(se la zona punta è la lingua o la gola conviene raggiungere subito il pronto soccorso!)
 

Attacco

Il pungiglione d’ape è formato da due lancette con bordo seghettato, accoppiato a uno stiletto: tra le due lancette e lo stiletto corre il canale di scorrimento del veleno.


L’ape, dopo aver inserito il pungiglione nella cute di una persona (tessuto elastico), muore poco dopo in quanto, con il pungiglione, si strappa la sacca velenifera e parte degli intestini. Si noterà, dopo la puntura, una microscopica sacca biancastra agganciata al pungiglione. La prima azione che spontaneamente sembra la più logica da fare è quella di “sfregare” la parte lesa che inizialmente da bruciore e prurito, ma in questo modo si corre il rischio di schiacciare la sacca velenifera ed inoculare interamente il contenuto che l’ape, solitamente non usa.
Il pungiglione “agganciato nella pelle” è di facile estrazione.
Dovrà essere subito rimosso con una lama o con la punta di un’unghia, scalzando la sacca dalla parte contraria al pungiglione; quindi estrarlo con una pinzetta.
 

Per questo motivo non vanno usate le dita che potrebbero facilitare lo schiacciamento della sacca e l’intera fuoriuscita del veleno.


Mentre il pungiglione dell’ape “mellifera” (seghettato) una volta entrato nella cute vi rimane agganciato (similmente ad un ago monouso), quello della vespa “germanica” (vespa comune) e della "crabro"(calabrone) essendo lisci e puntiformi possono essere utilizzati per più punture nello stesso attacco.

Complicazioni
Infezione della cute
shock anafilattico

Sintomi di allergia al veleno di imenotteri
I sintomi di shock anafilattico si manifestano entro 10-20 minuti dalla puntura e si presentano con

bulletvampe di calore
bulletorticaria
bulletprurito
bulletdifficoltà respiratorie (broncospasmo)
bulletabbassamento della pressione arteriosa con conseguente giramento di testa.

L'edema interessa rapidamente il volto, gli occhi , la lingua e la laringe con segni di varia gravità.

È necessario raggiungere il più velocemente possibile un centro di pronto soccorso che contrasterà la reazione anafilattica con uno specifico farmaco l'Adrenalina.

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Che cos'è lo shock anafilattico?

Lo shock anafilattico è una rapida sequenza di eventi, per lo più scatenata dal contatto di anticorpi IgE con un allergene, che si sviluppa improvvisamente e che può mettere in pericolo la vita del paziente.

La pressione si abbassa, il respiro si fa difficoltoso in quanto il polmone è preda di un attacco asmatico grave e la pelle può presentare orticaria o angioedema.

Se l'infiammazione si estende al laringe e alle corde vocali (glottide), incombe il rischio di una ostruzione totale del passaggio del respiro.

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Quale è la terapia?

Il trattamento precoce è molto importante; l'anafilassi acuta è troppo spesso sottovalutata o non trattata in modo appropriato.

L'adrenalina rappresenta il farmaco salvavita e deve avere un ruolo centrale nel trattamento acuto dell'anafilassi;

Autosomministrazione di adrenalina I soggetti ad alto rischio di reazioni anafilattiche devono avere con sé l’adrenalina e devono essere istruiti sulle modalità di iniezione. In più, è necessario che la confezione contenente adrenalina sia riconoscibile e possa essere utilizzata da altri in caso di collasso molto rapido. E’ importante assicurarsi che la quantità somministrata sia sufficiente per il trattamento della sintomatologia fino all’inizio di un’assistenza medica.
Alcuni pazienti possono utilizzare con maggior sicurezza siringhe predosate per rendere più rapida la procedura di somministrazione (se necessario anche da parte di un’altra persona).
La somministrazione può avvenire anche attraverso gli indumenti.

Pur essendo l'uso di queste siringhe molto facile, è necessario farsi spiegare dettagliatamente dal medico le modalità d'impiego.

Superata l'emergenza, che si risolve nella quasi totalità dei casi grazie all'adrenalina, l'uso degli antistaminici (endovena o intramuscolo) risulterà vantaggioso; anche i cortisonici,a questo punto, saranno preziosi per contrastare l'infiammazione. I broncodilatatori per via aerosolica consentono di controllare l'asma.

È comunque molto importante rivolgersi al più presto al medico (allertare immediatamente il 118)